CHIARA CAMONI | IPOGEA

Ipogea è il titolo dell’installazione realizzata da Chiara Camoni (Piacenza, 1974) nei sotterranei di Palazzo Bentivoglio. Si tratta di un’unica grande opera di natura ambientale, sviluppata in cinque stanze comunicanti con gli spazi espositivi, e sarà permanente. Il lavoro è stato pensato dall’artista non solo come site specific: la storia del palazzo insieme ai materiali che lo costituiscono è parte e ragione fondante di questa installazione.

Alcuni anni fa, infatti, fu rinvenuto in un locale che sarebbe diventato parte degli spazi espositivi di Palazzo Bentivoglio un deposito di materiali: frammenti di decori, pezzi di colonne, parti di pavimentazione, scarti di costruzione, in buona parte risalenti probabilmente al XVI-XVII secolo, ammassati nel corso dei secoli come risultato di fasi costruttive e di manutenzione del palazzo. Si trattava di rimanenze affascinanti e preziose e sorgeva la necessita di farle tornare a parlare e a mostrarsi in forma viva.

È stato quindi spontaneo il coinvolgimento di un’artista come Chiara Camoni che negli anni è riuscita a integrare materiali del passato in molte sue opere, su cui la manualità, le necessità, e la creatività dell’uomo si sono mescolate in maniera sublime con il farsi della natura e lo scorrere del tempo. Camoni ha lavorato in maniera istintiva e al tempo stesso rispettosa, facendo diventare questi frammenti parte integrante dell’installazione.

L’opera è divisa in cinque “momenti”, cinque punti dei sotterranei pensati come capitoli di un unico racconto. In ogni capitolo le stratificazioni lapidee del passato diventano scultura (sia astratta, sia figurativa in maniera simbolica) ed elemento funzionale e architettonico.
Il punto di partenza è stato proprio la composizione dei materiali rinvenuti, declinata in modi sempre differenti a seconda dello spazio che andavano a occupare. Questi hanno poi “chiamato” in maniera naturale, organica, gli interventi realizzati dall’artista attraverso il suo inconfondibile vocabolario.
La parte predominante è composta da una serie di sculture in terracotta che si ritrovano in tutti gli ambienti: alcune contengono fonti luminose in grado di accendere l’opera sia attraverso la luce, sia attraverso le ombre proiettate. L’altro elemento ricorrente è dato dalle opere su teli di seta appesi, su cui, attraverso l’utilizzo di piante e fiori, nascono simmetriche figure femminili simili a guardiane del mondo sotterraneo.
Da ultimo vi è la presenza di sculture facenti funzione di arredo: una libreria, delle sedute, un piccolo tavolino – creati assemblando vecchi mobili e un confessionale – e poi brocche e tazze in ceramica realizzate dall’artista impastando assieme argilla, rami, foglie e la terra del giardino di Palazzo Bentivoglio così da ottenere un colore unico, indissolubile dal luogo in cui vivranno.